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Flow di Luca Sabiu torna in cargo dai Caraibi: ma che fatica!

Dopo la traversata atlantica e la straordinaria esperienza della Arc+, per il Class 40 Flow di Luca Sabiu è tempo di fare rientro in Italia. La barca è stata preparata per il trasporto via cargo, un’operazione complessa e piuttosto costosa. Ecco come è andata…

Compiere la traversata dell’Atlantico a vela è il sogno di molti velisti e portare a termine questa avventura è già di per sé un’esperienza intensa e appagante. Quasi sempre però nell’euforia delle suggestioni marinaresche ci si concentra solo sull’andare al di là dell’oceano, senza pensare al ritorno. Ebbene sì, una volta portata la nostra barca oltreoceano, sulla classica rotta Canarie-Caraibi, e dopo diverse settimane o mesi passati al caldo delle isole caraibiche, prima o poi arriva il tempo di tornare in Mediterraneo. E qui viene il bello. Come organizzare il rientro della barca?

È una domanda che si è posto anche il navigatore Luca Sabiu per il suo Class 40 Flow con il quale lo scorso autunno ha preso parte alla Arc+ nell’ambito del progetto di formazione oceanica “Ocean To Race Arc+” con la scuola di vela Mastersail. Come far rientrare in Italia questo “cavallino di razza” che tra l’altro gli ha regalato una splendida vittoria nella prima tappa e un terzo posto nella seconda?

Come rientrare dai Caraibi? Le opzioni sono due…

Il rientro dai Caraibi della propria barca a vela può essere fatto in due modi. La prima opzione è navigando, esattamente come si è fatto all’andata. Per farlo però bisogna risalire l’Atlantico su una rotta molto più a Nord dell’Equatore. Il percorso, con possibile scalo alle Azzorre prima di rientrare da Gibilterra, è però molto lungo, con venti spesso contrari e possibili perturbazioni, anche nel periodo favorevole che va da aprile a giugno. Insomma una vera faticaccia sia per l’equipaggio che per la barca che può tornare disfatta da un viaggio simile.

L’alternativa è rivolgersi a una società di trasporto di barche, i cosiddetti “sea carrier”, ossia vettori specializzati che gestiscono tutte le fasi del trasferimento via cargo, comprese le pratiche amministrative e le coperture assicurative. Luca ha scelto proprio questa seconda opzione. Quindi mesi prima di compiere la traversata atlantica ha dovuto interpellare diverse compagnie di trasporto, valutare preventivi e infine prenotare il viaggio di rientro a bordo di un grande cargo. La richiesta di questo tipo di servizi infatti è molto alta e se non si prenota per tempo si rimane a terra.

Un “viaggetto” da 33.000 euro di spesa

Ma da chi arriva la domanda di trasporto? Le categorie di clienti sono principalmente i cantieri navali che trasferiscono le unità acquistate dai neo armatori oppure che devono trasferire i nuovi modelli alle fiere nautiche internazionali; ci sono però anche tantissimi privati che spediscono la barca “all’estero” per le vacanze oppure le società di charter che tengono le proprie flotte ai Caraibi. Infine ci sono i navigatori come Luca Sabiu che dopo aver partecipato a competizioni e regate fanno rientrare le loro preziose e delicate barche evitandogli lo stress della navigazione di ritorno. Quasi la totalità delle flotte che partecipano a competizioni come per esempio la Jacque Vabre rientrano via cargo proprio per evitare danni che costerebbero più del passaggio in nave e quindi non varrebbe la pena.

 

Nel caso di Luca il posto barca di Flow a bordo del cargo è stato oggetto di una lunga trattativa che è partita con un preventivo di 18.000 euro e alla fine si è conclusa con un contratto di trasporto di 33.000 euro incluse tutte le coperture assicurative. Un bel salasso che si accompagna all’ansia dell’armatore per le sorti della propria “creatura” e ai lavori di preparazione della barca per il trasporto in nave.

La preparazione di Flow al rientro via cargo

I sea carrier infatti si occupano anche delle operazioni di alaggio e varo dello scafo, ma spetta all’armatore provvedere al corretto allestimento della barca da imbarcare. Così Luca è partito per i Caraibi a fine gennaio 2022 e ha passato una settimana piena a preparare il suo Flow. Per il trasporto via cargo la barca deve essere infatti il più possibile pulita e sgombra. Luca si è risparmiato l’abbattimento dell’albero, ma ha dovuto togliere il boma e le vele, compreso il lazybag. Anche tutte le cime e le drizze sono state stivate sottocoperta così come qualsiasi altro componente che poteva ostruire le operazioni di alaggio e varo. Sono stati svuotati anche tutti i serbatoi di acqua e carburante. Una volta completata la preparazione di Flow, Luca ha anche provveduto a scattare una serie di foto sullo stato della barca da consegnare. Una procedura importante ai fini assicurativi per dimostrare eventuali danni causati dal viaggio. Luca per essere ancora più tutelato ha stipulato due polizze assicurative: una con la Peter E May del cargo e l’altra con la sua compagnia personale.

Una volta terminata la preparazione, Flow verrà messa sul cargo e viaggerà dai Caraibi fino a Southampton, in Inghilterra, per poi entrare in Mediterraneo e fare scalo alle Baleari prima di atterrare a Genova a fine aprile. Luca Sabiu nel frattempo è rientrato in Italia con un lungo volo e vari scali funestati dalle misure sanitarie anti pandemia.

È sicuro di avere fatto tutto bene per far rientrare in Italia Flow in perfetta salute. Un po’ d’ansia naturalmente rimane e si diraderà solo su quella banchina di Genova quando finalmente la rivedrà riemergere da quella gigantesca nave.