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Prepararsi all’Atlantico non è uno scherzo: il caso del Brainstorm

Nell’ultima edizione del rally atlantico in flottiglia ARC, l’X – 4.9 Brainstorm ha fatto naufragio e un’indagine tecnica effettuata dagli esperti afferma che la causa dell’incidente è dovuta a una piccola vite. Le riflessioni del navigatore Luca Sabiu.

Ha fatto molto clamore e destato un certo sconcerto nella comunità dei velisti l’incidente capitato all’X-4.9 Brainstorm durante la scorsa edizione della Arc, la traversata dell’Atlantico in flottiglia organizzata dal navigatore e giornalista Jimmy Cornell. Come tutti ricordano, la barca olandese con quattro persone a bordo ha fatto naufragio, anche se l’incidente ha avuto un lieto fine con equipaggio e scafo tratti in salvo. Ora però a distanza di qualche mese arriva il resoconto dell’indagine tecnica svolta sulle cause dell’incidente e lascia per lo meno sbigottiti.

Sulla questione abbiamo voluto interpellare uno che l’Atlantico lo conosce bene e che ha concluso alla grande l’ultima edizione della Arc Plus, la versione regata della traversata: il navigatore e sailing coach Luca Sabiu.

Un fiume d’acqua che entrava nello scafo

Rievochiamo più in dettaglio i fatti. Il 18 gennaio scorso l’X Yacht 4.9 Brainstorm stava partecipando alla ARC 2021 ed era partito da 9 giorni lasciando gli ormeggi dell’isola di Gran Canaria. All’improvviso l’equipaggio della barca ha lanciato un mayday. Le quattro persone a bordo infatti avevano rilevato un afflusso d’acqua all’interno e scoperto che proveniva dall’asse del timone. Dopo aver provato a tamponare in qualche modo la falla, si sono resi conto che il flusso d’acqua era inarrestabile e la pompa di sentina a bordo non poteva contenere i danni. A quel punto c’era il serio rischio di un naufragio imminente. Da qui la richiesta di soccorso. Il mayday è stato intercettato e accolto da Waht’s Next e a breve distanza da Rapsodie, due barche a vela che proprio come il Brainstorm, stavano partecipando alla ARC.

Quattro giorni dopo il salvataggio dell’equipaggio, una società specializzata ha provveduto al recupero della barca. Lo skipper nel frattempo aveva lasciato il generatore acceso che aveva permesso alla pompa di continuare a funzionare e rallentare l’ingresso dell’acqua. Quando i soccorritori sono arrivati hanno trovato il generatore spento, ma la pompa ancora funzionante e hanno riportato il Brainstorm a Gran Canaria. Sull’isola spagnola è subito intervenuto Thomas Mielec, capo ingegnere del cantiere X-Yacht, per cercare di stabilire la causa dell’incidente.

Le cause dell’incidente secondo i tecnici di X-Yachts

Mielec dopo aver analizzato l’imbarcazione ha pubblicato il suo rapporto secondo il quale il danno è stato causato dalla vite che blocca il cuscinetto superiore dell’asse del timone all’interno della losca. La vite svitandosi ha fatto sì che il cuscinetto iniziasse a muoversi fino a danneggiare la losca stessa e l’asse provocando una copiosa via d’acqua. Il fatto da accertare è perché la vite si sia svitata ed ecco le due ipotesi proposte dal cantiere nel suo fascicolo.

La prima ipotesi è che al momento della produzione del cuscinetto non sia stata posta della semplice Loctite sulla vite di sicurezza per bloccarla. La Loctite infatti è una speciale pasta che agisce da bloccante ed è comunemente utilizzata sulle parti meccaniche dei componenti nautici e non. La seconda ipotesi invece prende in analisi la possibilità che durante i lavori di preparazione della barca in un cantiere di manutenzione, la vite sia stata rimossa e quando è stata rimessa in posizione non sia stata sigillata con la pasta bloccante. Ora la parola passa agli esperti che dovranno stabilire quale delle due ipotesi stia all’origine del danno e del conseguente naufragio.

La manutenzione senza rodaggio è un rischio

Insomma una semplice disattenzione, un lavoro approssimativo da parte di chi ha messo le mani su quella vite poteva costare la vita all’equipaggio olandese e la perdita di quella splendida barca. Incidenti del genere devono far riflettere chiunque va per mare e devono essere da monito. Luca Sabiu, navigatore e regatante che ha centinaia di miglia sulla sua scia e ha fatto della formazione oceanica la sua professione, sull’argomento ha le idee chiare, frutto della sua lunga esperienza:

“Una delle difficoltà che concerne una traversata atlantica – spiega Sabiu – è che se a metà percorso dovesse succedere un’avaria o un problema importante, il rischio di perdere la barca diventa reale ed è una considerazione che vale la pena fare. Siamo tutti molto dispiaciuti e vicini all’equipaggio di questa bellissima barca per quanto è accaduto. Ho letto attentamente il resoconto e analizzato le due ipotesi che i tecnici hanno individuato. Credo tuttavia sia necessaria una considerazione importante e utile a chi non è un tecnico e vuole intraprendere una navigazione così lunga. Preparare la barca per una traversata atlantica è un’operazione che richiede lo stesso impegno o forse più della traversata stessa. Ricordo bene all’ultimo Vendée Globe, il giro del mondo in solitario e senza scalo, che la mia amica minista Pip Hare dichiarò che il merito di aver concluso il giro del mondo andasse al lavoro di preparazione fatto a terra nei mesi precedenti”.

Gli interventi principali prima di partire

Durante i lunghi interventi che precedono la traversata bisogna essere molto concentrati. “Uno degli errori che capita spesso e temo che potrebbe essere successo anche qui – prosegue il navigatore italiano – è che subito prima della partenza di una traversata così lunga vengano sostituiti e revisionati alcuni componenti importanti e parti strutturali, senza poi aver fatto il “rodaggio” di queste nuove attrezzature. Mi riferisco per esempio alla sostituzione delle drizze, delle batterie, dei frenelli del timone, delle boccole del timone, perché erroneamente si pensa che se il pezzo è nuovo terrà fino alla fine”.Quindi come è potuto succedere l’avaria del Braistorm? “Mi viene da pensare – afferma Sabiu – che questo trafilaggio d’acqua non sia stato rilevato prima perché la barca dopo la manutenzione, non ha fatto una sorta di “qualifica”, come si dice nel mondo delle regate”.

Come evitare questi incidenti?

“Il mio consiglio – spiega Luca – è sempre quello di sostituire, ovviamente in base al proprio portafoglio, tutti i componenti che riteniamo che si possano danneggiare. Prima della traversata stessa però quegli stessi nuovi componenti devono aver navigato, direi per almeno un migliaio di miglia. Per la partecipazione del mio Class 40 Flow alla Arc Plus tutte le sostituzioni sono state programmate e pianificate quando eravamo ancora in Mediterraneo. Per poi essere testate fino alle Canarie. In quella sede è stata fatta una verifica di solo controllo. Nel caso del Brainstorm quella maledetta vite avrebbe dato i primi segni di trafilaggio e quindi alle Canarie si sarebbe potuta sostituire. Per fortuna la barca è stata recuperata, ma soprattutto l’equipaggio tratto in salvo”.

Certo alla fine tutto si è risolto per il meglio a bordo di Brainstorm, ma la preziosa lezione per tutti rimane. L’oceano non è rischioso di per sé. Siamo noi che dobbiamo essere marinai consapevoli, informati e preparati a tutto.